Era una giornata di sole come oggi.. 28 Maggio 2006

In lontananza le montagne svettano pulite e limpide, sembrano così vicine che vien voglia di toccarle.
L'autostrada stranamente poco affollata sembra finire tra quei monti illuminati dal sole e la voce calda di Amy MacDonald riempie l'abitacolo colmando il silenzio delle parole, non delle emozioni, dei ricordi, come se i pensieri si unissero per diventare uno e uno solo.
Come se tutti fossimo fermi a quel giorno e il tempo andasse a ritroso.
I cielo è di un azzurro quasi irreale per il luogo e le nuvole così candide diventano ora panna montata, ora corolle di fiori, ora cerchi di un luna park immaginario e solitario, sospeso in quel colore tra mare e cielo.
Il casellante, stranamente giovane e aiutante suscita battute sottovoce che per quanto sussurrate lo fanno arrossire.
Sorrido a quel rossore confuso suscitato da "vecchietti" in un'auto che quando ripasserà non lo ritroverà lì.
Sembriamo tanti sciocchi con i capelli bianchi, ma è il giorno che ci rende sfrontati o forse soltanto nascosti dietro la "scemenza" per celare una mancanza profonda e un dolore, seppur attenuato dal tempo, sempre presente.
Ognuno a suo modo, ti ha amato di un'amore incondizionato. Quell'amore che c'è a prescindere, che non chiede di essere ricambiato, ma che tu hai ricambiato e ridonato con tutta te stessa.
E' forse questo che rende più difficile accettare la tua mancanza.
La tua casa ci accoglie in lontananza e come al richiamo dei ricordi la macchina rallenta, fino a fermarsi.
Ho bisogno di camminare, di sentire lo scricchiolio delicato dei ciottoli antichi, di riempire le narici del profumo del fiume e del gelsomino che ancora avvolge la recinzione della casa che delimita la strada fino a "te".
Scorgo gli stessi pensieri, negli occhi degli altri e un braccio, delicatamente scivola sulle mie spalle.
Delicato, ma forte come l'amicizia che ci lega fin dai tempi dei tempi.
So che le parole sono inutili, quel vuoto è nostro e impariamo ogni giorno a conviverci.
Le chiavi sembrano folletti dispettosi o forse sono le mie mani tremanti che non riescono a trovare la serratura: è sempre un'emozione forte entrare in questa casa, dove tutto parla di te, di noi.
Il flauto e tutto il suo amore soffiato in quel piccolo "tubo" d'orato mi fa varcare la soglia e come se il tempo non fosse mai trascorso eccoci accanto al camino sorridenti, a parlare fitto fitto, a raccontarci i segreti che l'altra sapeva custodire e proteggere.
E la tua casa si riempie di luce, di sorrisi, di canzoni appena surrusate e di note alla chitarra e flauto in questo giorno che si ripete. Il giorno in cui ti abbiamo perso e che ci fa ritrovare in qualunque parte del globo noi siamo.
Dall'angolo lontano, il mio preferito, ascolto il fiume cantare placidamente al ritmo dell'amore di chi oggi è qui, nella tenerezza dei ricordi di te.