martedì, 01 dicembre 2009

Mi siedo
ai bordi del tempo
nell'attimo
del giorno
che giorno
non è più

Mi siedo
avvolta
nei pensieri
che dimora
non han più
nel battito
lieve
della pioggia
sul selciato

Mi siedo
in attesa
della luna
per affidarle
pensieri
emozioni
che suoni
non hanno
più

©lughente

pentagramma: ©diario, tracce
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sabato, 28 novembre 2009
Il sonno tarda a farmi compagnia e i pensieri arruffati si rincorrono senza trovare dimora alcuna.
La notte spruzzata da quell’umidità che rende tutto particolarmente affascinante sembra più silenziosa del solito. Il libro aperto che non riesce a catturare la mia fantasia, né l’emozione e mi perdo nei respiri lievi che so si alternano al ritmo dei loro cuori.
Piano accarezzo la piccola a quattro zampe che si avvia alla finestra con un sospiro, come se volesse dirmi : “era ora, ora si dorme”. Si struscia e senza voltarsi si arrotola nella sua cuccia fino alla mattina successiva.
Salgo piano le scale e la tua voce nel sonno mi strappa un sorriso segno che la giornata è stata stressante ma piena di tante piccole sfumature e come accede sempre la rivivi cullata dal riposo notturno.
Mi siedo qui e il cuore sembra non riuscire a contenere l’amore che ogni giorno mi regali.
La guancia liscia e delicata appoggiata sul palmo della mano, i capelli lunghi sempre più rossi scompigliati sul cuscino. La coperta di lana stretta nell’altra mano.
Tra poco saranno sedici anni e se potessi li rivivrei giorno dopo giorno senza saltarne nessuno per quanto dolci e unici sono stati.
 
La cipollina di casa, con grandi sogni e il sorriso sempre aperto.
Ribelle, indomita capace di discutere per ore, con garbo e caparbietà, i no di questi genitori troppo adulti e troppo seri, che, a volte, sono più dettati dall’incapacità di lasciarti andare che da problemi reali.
Sfioro piano le tue lunghe dita e sorrido.
Mi hai abituato troppo bene ed ora il naturale distacco è più difficile da accettare, soprattutto per me che ti ho sempre accanto e che di te conosco ogni attimo, attraverso i tuoi racconti, anche quelli che alle mamme non si dicono.
Sorrido.
Sei arrivata inaspettata e ogni giorno è stato un dono mai uguale e mai intenso allo stesso modo.
Ti guardo dormire serena e il cuore fa male per quanto bene ti voglio, ma l’amore è anche questo.
 

punte nella magia delle note al piano, Lughe coll2008

©lughente

pentagramma: ©diario, sottovoce
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mercoledì, 25 novembre 2009
Silenzio
nelle pieghe
di attimi
immoti nel tempo.

Solitudine
nel frastuono
di parole
che lascia
l'anima
vuota

Sollievo
nei pensieri
organizzati
nelle emozioni
definite
nel cuore che
ricomincia a
battere.

Respiro
lento
fino al prossimo
squillo.
©lughente

pentagramma: ©diario, tracce
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domenica, 22 novembre 2009
Stringo il foglio tra le mani; il giallo scintillante non promette nulla di buono.
Lo giro, lo rigiro senza riuscire ad aprirlo, eppure ho aspettato giorni per averlo tra le mani, ma ora, non sono pronta.
Lo infilo nella borsa, sicura che si perderà insieme alle penne colorate, alla stilo e alle altre mille cose che butto all'interno di questa gigante borsa.

Esco nel giorno bagnato per cercare un angolo silenzioso, per metabolizzare quel foglio giallo.
Chissà perchè poi giallo, sa di disperazione di non ritorno.

Il cielo è stranamente maculato, come se un buontempone si fosse divertito a squarciare quel grigio intenso con tutte le sfumature del bianco e del grigio, rendendo questo giorno ancora più particolare di quanto non sia già.
La metropolitana è affollata nonostante l'ora inconsueta per la ressa e il frastuono cancella ogni più piccolo suono.

infilo le cuffie per lasciare fuori i passi veloci, i commenti stizziti di chi non è soddisfatto del suo lavoro, i rimproveri di una madre nello sguardo rassegnato del figlio.

Oggi non c'è posto per il mondo, perchè i pensieri sono tutti lì in quel foglio giallo nascosto nelle pieghe di una grande borsa.
©lughente

pentagramma: ©diario, pezzi di me
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venerdì, 20 novembre 2009
Mi attardo distratta dal luccichio delle stelle.
I pensieri corrono lontano, tra le fronde dell'acero al canto del fiume che scorre.

Un pomeriggio di ricerca che la mente non è ancora riuscita a metabolizzare. Tutte quelle informazioni è come se fossero sospese, fluttuanti nel liquido infinito delle emozioni e dei ricordi che evocano.
Apro il quaderno per cercare di rendere solido quel liquido, tra le pagine di un diario ormai consunto e sfilacciato, ma resta fluttuante poltiglia.

Le ore si assottigliano tra le lacrime secche di un ricordo che tormenta per i molti perchè senza risposta e i "mi dispiace" che ancora feriscono l'anima.

Scorrono le immagini come in un film già visto e riavvolto tante di quelle volte da aver lasciato a tratti la pellicola smagnetizzata.

Mi attardo distratta dal ricordo di quel sorriso effimero che sembrava luce ed era, invece, tetro buio.
 

 

©lughente

pentagramma: ©diario, pezzi di me
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mercoledì, 18 novembre 2009
Suoni lontani si confondono con i rumori del giorno.
I cambiamenti si susseguono nell'incedere distratto del tempo e, quei suoni, si perdono nelle stonature grevi di strumenti dalle corde sfilacciate.
Come nei giorni di pioggia le scritte si spampanano, colorando le gocce rimaste sul selciato.
Il silenzio, oggi, è una coltre spessa che trattiene la luce rendendo tutte le forme ombre indistinte.

Le foglie scricchiolano al passaggio e sembrano nacchere ben suonate in una danza flamenca struggente e coinvolgente nella passione degli sguardi.
L'aria è stranamente tiepida, ma ancora carica della pioggia dei giorni scorsi ed è come se quelle piccole e invisibili gocce penetrassero nella profondità dell'essere. Così profondamente da miscarsi al calore di quei suoni lontani per divenire nuovamente gocce. 
Gocce di lacrime silenziose.

Le grandi foglie dell'Ortensia cominciano ad assumere quel caldo color rosso, segno che tra poco anche loro andranno a far compagnia ai piccoli sassi disposti tutt'intorno, lasciando nudi i rami che solo pochi mesi fa mettean in bella mostra i fiori di un lilla pallido e caldo.

I pensieri si accavallano formando frasi, forse, slegate le une dalle altre, ma la stilo continua a graffiare il foglio per fermare l'attimo. 
Per fermare il vento di tempesta che, nell'oggi, aleggia nei suoni lontani.

Nelle promesse non mantenute.
©lughente

pentagramma: ©diario, in punta di stilo
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domenica, 15 novembre 2009

Mi attardo
nel silenzio
del giorno
che notte
non è

Luci
come lunghe
scie luminose
riflettono
sull'asfalto
bagnato

Ascolto
il suono lontano
il respiro affannoso
che scivola oltre
l'angolo

Mi attardo
nell'ombra lieve
della sera
per graffiare pensieri
nel vento


 

©lughente

pentagramma: ©il profumo della pioggia
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sabato, 14 novembre 2009

Tutto è musica!

Se solo per un attimo avessimo il coraggio di fermarci, un attimo solo, quanti suoni saremmo capaci di sentire.
Suoni che ci circondano e noi non ne percepiamo più il ritmo, le sfumature, i lievi cambi nell'armonizzazione del nuovo suono che si fonde.
Un attimo, un attimo solo, chiudo gli occhi non chiedendomi cosa penserà il vento che lieve mi fruscia intorno.

Le nuvole piano si muovono leggere, al ritmo della pioggia, in quel mare immenso che è il cielo sopra di me.
Lo scricchiolio delle ruote che scivolano sull'asfalto bagnato cambia il colore e il ritmo calmo dei passi della signora con la borsa della spesa accentua il ritmo.
Un suono levigato, come un glissato al sax, lo strusciare della plastica sul tessuto.
E i visi di chi attraversa saranno ora corrucciati, ora perplessi, ora infastiditi, ora sorridenti nella melodia che li circonda e che, anche inconsapevoli, li cambia come cambia il moto del tempo musicale.
Se solo per un attimo e un attimo solo chiudessimo gli occhi riusciremmo a scrivere melodie ora struggenti ora allegre, semplicemente seguendo il battito di vita intorno a noi.

Quella vita che, a volte, a qualcuno è stata rubata.
Per un attimo, un attimo solo, ci accorgeremmo del dolore che quel furto lascia negli occhi.

Per un attimo, un attimo solo..

©lughente

pentagramma: ©sottovoce, i racconti del camino
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giovedì, 12 novembre 2009
Una grande ruota di legno e cristallo mi accoglie, per un attimo torno bambina e non fosse stato per quel rumore improvviso avrei girato libera dentro quella porta. Infischiandome degli sguardi di disapprovazione che avrebbe suscitato.
Sorridendo entro in quella sala circondata da marmi e legni finemente intarsiati, entrambi così lucidi da sembrare specchi.
Il sole fa capolino dalla vetrata senza che le tende possano fermarlo, creando giochi di colore e luce sul pavimento e sui legni da sembrare lunghe dita affusolate che piano accarezzano la superfice liscia.

Mi mette sempre un pò di disagio entrare in questo luogo. Il lusso sfrenato lascia, sempre, la sensazione di uno spreco inutile.
Attendo, sperando che il ritardo congenito di chi aspetto quest'oggi si riduca a  pochi minuti. Il cameriere mi indica un tavolo al centro della sala che garbatamente rifiuto e mi accomodo nell'angolo più lontano dove la sala si apre in tutto il suo splendore.

Alcuni tavoli sono già accupati da professionisti, o tali sembrano. Gli abiti dal taglio elegante sono di alta sartoria come raccontano le rifiniture particolari e precise.
Uno di loro, forse, il capo fila muove lentamente le mani come se le parole fossero note su un pentagramma e lui un direttore d'orchestra capace di armonizzarle alla perfezione con ciò che le circonda.
Sorriso, la sua elaganza è quasi commovente.

Due persone si accomodano al tavolo accanto distraendomi dalla fantasiosa storia che l'attesa ha creato e, Lei,  mi colpisce.
Il viso delicato, con grandi occhi neri, incorniciato da uno chignon finemente legato alla base della nuca. La matita sottile a circondare la linea morbida, appena allungata, degli occhi ne aumentano la profondità dello sguardo. Intenso, come i movimenti, quasi impercettibili, delle mani, dalle dita lunghe, che lasciano scivolare la sciarpa sulle spalle.
Una delicata danzatrice e i passi si sprigionano nella sala in ogni movimento che compie. Sia esso lieve che veloce.
L'eleganza discreta di questa Donna affascina e cattura tutti gli astanti, compresa me.

Non saprei dire cosa la fece voltare. Se il silenzio che per qualche attimo calò nella sala o se il commento a mezza voce del "capo fila": "Bellissima!"

Si voltò e i nostri sguardi rimasero imprigionati l'uno nell'altro per un tempo che m'è parso infinito.
Come se volesse scavarmi dentro; come se avesse riconosciuto un tempo passato.

Ho sorriso.
L'ombra agli angoli degli occhi per quanto facciamo non riusciremo mai a nasconderla non a chi quell'ombra l'ha conosciuta.
Ha sorriso.
Delicatamente ha alzato il cristallo fissandomi negli occhi: "A noi!"

A noi!
 
©lughente

pentagramma: ©donne
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martedì, 10 novembre 2009

Seduta qui osservo il cielo cambiare colore.
Lentamente il grigio perla si mischia all'azzurro e al rosa delle nuvole.
Intorno una magica foschia, non ancora nebbia, ovvatta i colori rendendoli luminosi ed eterei.
Piccole nuvole candide, sparse qua e là, si muovono al ritmo di una nenia ripetuta sottovoce al bimbo che non vuol dormire.
I pensieri sciolti da ogni "legaccio", che li teneva prigionieri, si liberano nell'aria al ritmo del cambiamento che lo sguardo cattura e l'anima rielabora.
E' silenzio tutto intorno permettendo all'orecchio attento di cogliere il lieve fruscio della foglia che scivola, depositandosi ai piedi del grande tronco. Come un soffio leggero che sfiora senza toccare.
Resto incantata dallo spettalo della natura che si desta, delicatamente, al pallido sole autunnale, tra giochi di colori e movimenti impercettibili.

Il silenzio spaventa chi ha bisogno delle parole come di una calda coperta nel freddo della notte.
Eppure quante parole contiene il silenzio se solo ci fermassimo, solo un attimo, ad ascoltare..

©lughente

pentagramma: ©pensieriflessi
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